“Cecità” e “L’amore ai tempi del colera”

La proposta letterararia per allenare la mente stando a casa.

Di Lorenzo Chin.

Forse si pensava di essere immuni dal virus, o forse si pensava di essere stati così bravi da tenerlo fuori dalla porta.

Invece già venerdì 21 febbraio ci siamo ritrovati a dover sopprimere i festeggiamenti ed i bagordi carnevaleschi per ritornare nel mondo reale.

Anche in Italia ed in Veneto siamo stati contagiati. Le autorità si sono mosse in maniera a volte coordinata ed a volte scoordinata, ma tutte con l’intento precauzionale di proteggere “le loro” comunità.

Ed ecco la chiusura di scuole, centri sportivi, luoghi aperti al pubblico, sagre, manifestazioni, gite.

Tutti stiamo seguendo con un po’ di apprensione le notizie di TV e radio e, attraverso i social, stiamo divorando immagini, filmati e fake news, protetti dalle pareti di casa e dalla digitalizzazione, mai come ora così importante sia per l’informazione che per il cd smart working.

Anche noi della Polisportiva Preganziol abbiamo applicato, non senza confronto con il nostro sindaco, il principio di precauzione ed abbiamo “chiuso” i battenti anche al Circolo Tennis, vietando qualsiasi tipo di attività e di contatti.

In questi momenti, soprattutto appena iniziata l’epidemia, ho ripensato a due libri importanti e forse premonitori, come spesso la letteratura e le forme d’arte espressive sanno essere.

Così come nel libro “L’amore ai tempi del colera” di Màrquez si rappresenta la ricchezza (lecita, illecita), il trapasso generazionale, le rigide separazioni delle classi e la contraddizione della borghesia, in periodi storici caratterizzati da epidemie e guerre, così oggi queste situazioni sono ancora presenti e lontane dall’essere risolte.

Usa, Russia e Cina si spartiscono il mondo ed il mondo si ribella come può e ci presenta il conto; l’immigrazione di massa, le disparità sociali tra ricchi e poveri, i disastri climatici sono tutte epidemie globali del XXI secolo e sono di gran lunga più gravi del CoVid19. 

E l’epidemia rappresentata da Saramago in “Cecità” ci riporta immediatamente alla questione della civica irresponsabilità, che esplode con il dilagare dell’epidemia stessa.

L’unica persona che rimane vigile, ci vede ma fa finta di non vedere, è la moglie del medico (ndr. non ha un nome, come tutti gli altri personaggi nel libro).

Nell’epidemia si cancellano le condizioni sociali precedenti e si lascia al gruppo libertà di organizzarsi in maniera più equa ed etica, ma in realtà alla fine l’unica organizzazione possibile sembra essere la violenza e la “dittatura” di pochi.

Nel libro di Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998, la malvagità e l’egoismo di pochi imperano sui bisogni di molti.

La moglie del medico, personaggio centrale e forse il più positivo del libro dirà: “Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, ciechi che, pur vedendo, non vedono”. Ognuno di noi faccia le proprie considerazioni e tragga le proprie conclusioni.